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	<title>CLaM 2021</title>
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	<description>Cimbro Ladino Mòcheno 2021</description>
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		<title>Tra i cimbri: nuovi parlanti</title>
		<link>https://clam2021.unitn.it/2025/08/21/cimbro-nuovi-parlanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CLaM Team]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Aug 2025 07:00:51 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Esco dal lavoro e mi avvio verso casa, una macchina mi supera lentamente, dal finestrino aperto arriva un “I grüazte” pronunciato forte e ben scandito. Mi sembra l’auto di Nicola, un giovane che <strong>si è trasferito a Luserna grazie al progetto <em>Coliving</em></strong>; da poco più di due anni vive in paese con la sua famiglia e altre tre che apprezzano la vita tranquilla di Lusérn e si sono perfettamente integrate nella comunità, che li ha accolti con entusiasmo e con calore, come sempre i cimbri sanno fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando arrivo in <em>Plazt</em> vedo che l’auto dalla quale è arrivato il saluto in cimbro ha appena parcheggiato. Scende proprio Nicola, che mi si rivolge nuovamente con un bel “I grüazte Valentina, bia geatz? Bo geasto?”. Non immaginate quanto<strong> quel saluto nella mia lingua mi rallegri</strong>, e non posso che rispondere in cimbro anch’io, anche perché so quanto per lui sia importante: ogni occasione è preziosa per imparare parole ed espressioni nuove e per fare esercizio. Non c’è da meravigliarsi che in due anni abbia fatto sua la nostra lingua a un livello tale da stupire sempre ogni <em>lusérnar</em> che ha l’occasione di scambiare con lui due parole, rigorosamente <em>azpe biar</em>. Anche se non padroneggia tutte le numerose strutture sintattiche di questo antico tedesco bavarese, non demorde e non lascia spazio all’italiano o al dialetto nel suo discorso. Magari sapessimo tutti fare altrettanto quando impariamo una lingua nuova, o anche quando l’italiano, e oggi sempre più l’inglese, si fa spazio nel nostro discorso in cimbro con parole che avrebbero un perfetto corrispondente anche <em>azpe biar</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sappiamo come sia impegnativo per un parlante adulto imparare una nuova lingua, assimilare regole del linguaggio nuove e diverse da quelle della propria madrelingua. Non si tratta dello stesso percorso che porta i bambini a padroneggiare spontaneamente la lingua madre – o, come accade spesso nel caso di Luserna, le lingue della famiglia – ma di un processo di apprendimento lungo e non sempre scontato soprattutto per la pronuncia di molti suoni, che -se non vengono appresi nel corso dei primi anni di vita- risultano difficili da riprodurre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nicola e gli altri partecipanti adulti del progetto <em>Coliving</em> stanno affrontando questo percorso di apprendimento. Ma i loro bambini, undici giovanissimi <em>lusérnar</em>, hanno la fortuna di apprendere il cimbro da piccoli, grazie ad <strong>un’esposizione sistematica e qualificata </strong>presso il nido e la scuola dell’infanzia nel corso dell’anno scolastico, e presso l’asilo estivo <em>Summar Khindargart </em>e la colonia cimbra nei mesi estivi. Senza fatica i bambini assimilano suoni, nuove parole e regole di costruzione del linguaggio, che ripetono e su cui riflettono in famiglia, coinvolgendo in questo processo di apprendimento anche i genitori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono lingue che acquisiscono continuamente nuovi parlanti, che -sebbene non siano madrelingua- hanno competenze molto alte, e ci sono altre lingue in pericolo, utilizzate in comunità molto ristrette, i cui parlanti diminuiscono progressivamente e che vanno impoverendosi, perdendo lemmi, espressioni e strutture sintattiche. <strong>Acquisire nuovi parlanti è indispensabile per le lingue con un numero ridotto di parlanti, come il cimbro.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, vedere che <strong>persone non originarie di Luserna mostrano un profondo interesse nei confronti del cimbro e constatare che si avvicinano alla nuova lingua con entusiasmo</strong> non può che stimolarci a lavorare sempre più per la conservazione e la trasmissione alle giovani generazioni del nostro antico e prezioso idioma.</p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph"><em>Valentina Nicolussi Castellan</em></p>
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		<title>Vitalità linguistica e giochi digitali</title>
		<link>https://clam2021.unitn.it/2025/08/21/vitalita-linguistica-giochi-digitali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CLaM Team]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Aug 2025 07:00:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un fattore considerato importante nelle <strong>scale di misurazione</strong> della vitalità linguistica è la &#8220;risposta ai <strong>nuovi domini e media</strong>&#8220;. L’adozione di nuove tecnologie, infatti, può potenzialmente invertire il declino di una lingua, coinvolgendo le generazioni più giovani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo proposito ci chiediamo se e come le minoranze linguistiche possano trarre <strong>vantaggio</strong> dall&#8217;uso di <strong>giochi creativi</strong> come <em>Minecraft</em> o di <strong>giochi strategici</strong> come <em>Civilization</em> di Sid Meier. Proviamo a porre questa domanda a <strong>ChatGPT</strong>, uno strumento di generazione di testo digitale. Le <strong>risposte</strong> che otteniamo ci dicono che questi giochi riescono a stimolare:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>la valorizzazione della <strong>cultura</strong> delle minoranze e delle loro lingue;</li>



<li>la creazione di <strong>comunità</strong> e il senso di appartenenza tra chi parla una stessa lingua;</li>



<li>la <strong>creatività</strong> linguistica;</li>



<li>l&#8217;<strong>apprendimento</strong> delle lingue;</li>



<li>la <strong>visibilità</strong> locale e sovralocale della lingua.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Ci chiediamo poi se tra le <strong>minoranze cimbra, ladina e mòchena</strong> esiste la <strong>consapevolezza</strong> di quanto sia importante adattarsi ai nuovi mezzi di comunicazione e utilizzare la lingua locale in nuovi domini. Ci aiuta a rispondere a questa domanda la ricerca <em>CLaM 2021</em>. In una sezione del <strong>questionario</strong> si chiede, infatti, ai partecipanti di indicare se siano d&#8217;accordo con alcune affermazioni date, segnando il grado di accordo su una scala da 1 (per niente) a 5 (del tutto). Tra le affermazioni proposte si trova la seguente: <em>Il ladino/cimbro/mòcheno è una lingua che può essere usata per i videogiochi.</em> Complessivamente si dichiarano d&#8217;accordo solo il <strong>36%</strong> dei ladini, il <strong>57%</strong> dei cimbri e il <strong>46%</strong> dei mòcheni. Inoltre, se disaggreghiamo il dato per fasce d&#8217;età, vediamo che il <strong>70%</strong> dei partecipanti all&#8217;inchiesta nati dopo il 2003 è <strong>poco o per niente convinto</strong> che ciò sia possibile. Evidentemente, anche tra i più giovani sono solo pochi a credere alla possibilità di sottrarsi al monolinguismo nel computer.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure la digitalizzazione nelle minoranze linguistiche potrebbe favorire un rinnovato <strong>dialogo tra le generazioni</strong>. <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=jUU62x5Czcw&amp;ab_channel=AndroidDevelopers">L&#8217;Aoca Game Lab</a></strong> ne offre un buon esempio.  Il fondatore, Filipe Pereira, studioso e insegnante di storia a Salvador, in Brasile, credeva che comprendere la propria storia e le proprie origini fosse fondamentale per comprendere il futuro; perciò ha basato la narrativa del suo gioco digitale sulla storia, sulle condizioni locali, sui paesaggi e le tradizioni dell&#8217;entroterra di <strong>Bahia</strong>, coinvolgendo sia le generazioni più anziane che quelle più <em>giovani</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche per le aree cimbra, ladina e mòchena giovani di talento potrebbero progettare <strong>giochi digitali ambientati</strong> nel contesto della comunità locale. Gli stili di vita tradizionali potrebbero essere raccontati attraverso nuovi canali, così come arti, artigianato e tecniche di lavorazione potrebbero essere trasmesse in forma nuova grazie alle tecnologie più recenti, e la realizzazione di questi nuovi prodotti comporterebbe un confronto molto ricco tra le diverse generazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Patrizia Cordin, Paula Rebecca Schreiber</em></p>
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		<title>Parlano i rilevatori</title>
		<link>https://clam2021.unitn.it/2025/08/21/rilevatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CLaM Team]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Aug 2025 07:00:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Penso<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«Penso che <strong>la situazione per il ladino non sia così facile</strong>, un po’alla volta <strong>l’italiano se lo sta mangiando</strong>. Ad esempio, n<strong>on c’è più un giovane che conta in fassano</strong>, perché a scuola si impara a farlo in italiano. Gli anziani mi hanno detto che sentono la maggior <strong>parte del ladino</strong> trasmesso in televisione<strong> come artificiale</strong>, fatto in laboratorio. Quasi tutti sentono il ladino come qualcosa di restrittivo; questo mi ricorda un po’ la situazione dei <strong>dialetti italiani</strong>, tutti riconoscono la loro importanza, diversità e bellezza, ma vengono <strong>utilizzati sempre meno e </strong>solamente in determinati contesti.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il ladino è ancora molto vitale, praticamente <strong>tutti vogliono il ladino e l’italiano nell’amministrazione</strong>, ma temo che il suo futuro in questo mondo globalizzato sia già segnato.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ci sono molte persone che sentono il <strong>ladino come la loro lingua</strong>, però risulta<strong> più semplice parlare l’italiano</strong>, studiandolo a scuola e utilizzandolo nei discorsi pubblici e in situazioni diverse rispetto alle conversazioni con i vicini di casa. Per questo si ha un po’ più <strong>difficoltà a usare il ladino</strong>. Soprattutto la <strong>gente più anziana e dai trent&#8217;anni i</strong>n su sente il ladino proprio, diversamente dai più giovani, che <strong>utilizzano maggiormente l’italiano</strong>.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Mi sono anche meravigliato del fatto che i giovani ladini abbiano dichiarato <strong>l’italiano come loro madrelingua</strong>. Per questo sono d’accordo con la gente più anziana che richiede <strong>iniziative per valorizzare la lingua ladina</strong>.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«I riscontri da parte degli intervistati/e sono stati dei più vari, dal sincero interesse al rifiuto o critica del lavoro d’inchiesta sociolinguistica. L’atteggiamento prevalente è stato un <strong>atteggiamento con un’iniziale diffidenza</strong> verso l’intervistatore e l’inchiesta, e la <strong>disponibilità poi a compilare il questionario</strong>. Le persone che hanno preferito non compilare il questionario<strong> sono state poche</strong>, circa cinque o sei.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«In generale ho trovato il <strong>lavoro interessante e istruttivo</strong> ed è stato piacevole fermarsi cinque minuti a parlare con le persone anziane […] che<strong> si sono complimentate per questa ricerca sociolinguistica</strong>, […] nonostante siano emersi dagli stessi <strong>parecchi malcontenti</strong> per come si stia trasformando il ladino fassano che, usando le loro parole, &#8220;è <strong>completamente diverso da quello che si parlava un tempo</strong>&#8220;.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">« […] <strong>la propensione a collaborare</strong> è risultata più alta nei paesi più piccoli. La maggioranza degli intervistati ha scelto di <strong>compilare il questionario in lingua ladina</strong> (e non nelle altre due lingue possibili, italiano e tedesco). Questo potrebbe essere indice del fatto che […] il ladino è un<strong> mezzo di comunicazione del tutto naturale</strong>. È interessante anche che parecchi intervistati abbiano affermato <strong>non solo di partecipare con entusiasmo all’inchiesta</strong>, ma addirittura di sentirsi onorati per essere stati scelti.»</p>
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		<title>Il bilinguismo in famiglia</title>
		<link>https://clam2021.unitn.it/2025/08/21/bilinguismo-famiglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CLaM Team]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Aug 2025 07:00:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vantaggi<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Vantaggi del bilinguismo precoce</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il bilinguismo acquisito sin dall&#8217;infanzia presenta <strong>molti vantaggi</strong> per chi sin dai primi anni è esposto in maniera naturale a due (e a volte anche a tre) lingue. La trasmissione di due o più lingue rappresenta una grande <strong>opportunità</strong> per i bambini che gradualmente e senza sforzo le apprendono in famiglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bilinguismo in famiglia nelle aree ladine</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle aree di minoranza linguistica la presenza di una lingua di minoranza, della lingua nazionale e di altre varietà favorisce il bilinguismo precoce, se nelle famiglie la lingua locale viene parlata -prevalentemente o insieme a un&#8217;altra lingua- dai genitori con i figli e dai figli con i genitori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei comuni indagati i risultati mostrano un quadro piuttosto vario: in tutti i comuni della val <strong>Badia</strong> la <strong>percentuale</strong> di chi usa (o ha usato) il ladino con la madre, il padre e con i figli è molto <strong>alta</strong> (tra il 78% e il 96%, senza differenze significative con i diversi interlocutori); in val <strong>Gardena</strong> si va <strong>da un 50% a un 79%</strong>; poco più alte sono le percentuali dell&#8217;uso del ladino con i genitori in val di <strong>Fassa</strong> dove si passa da un minimo di 61% a un massimo di 85%, mentre si segnala un forte aumento nel comune di <strong>Pozza di Fassa</strong> nell&#8217;uso del ladino <strong>con i figli (98%)</strong>; grandi <strong>differenze</strong> si registrano anche nei <strong>comuni ladini del Veneto</strong>, dove si passa da un uso del ladino con i diversi interlocutori (madre, padre, figli) del 44% (Ampezzo) a un uso dell&#8217;87% (Livinallongo).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bilinguismo in famiglia nelle aree di minoranza con lingue di origine tedesca</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sorprende la somiglianza tra le percentuali registrate per l&#8217;uso con genitori e figli nei comuni ladini veneti e quelle registrate nei <strong>comuni mòcheni</strong>: anche in questo caso si ha una <strong>differenza</strong> molto rilevante tra le percentuali alte di <strong>Palù</strong> (sede dell&#8217;istituto di cultura) dove il 90% dichiara di usare con la madre il mòcheno e gli altri due comuni (dove le percentuali si aggirano tra il 41% e il 46%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, a <strong>Luserna</strong> l&#8217;uso del cimbro con i genitori e con i figli è dichiarato in percentuali che si aggirano attorno al <strong>60%</strong>, mentre chi risiede <strong>fuori dal comune</strong> dichiara l&#8217;uso del cimbro con i genitori tra il 44% e il 46%; una <strong>notevole riduzione</strong> si registra invece per i non residenti <strong>nell&#8217;uso con i figli</strong> che scende al 28%.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Patrizia Cordin</em></p>
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		<title>La lingua madre</title>
		<link>https://clam2021.unitn.it/2025/08/21/lingua-madre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CLaM Team]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Aug 2025 07:00:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una delle prime domande che si trovano nel questionario adottato per la <strong>ricerca sociolinguistica CLAM 2021</strong> è la seguente: <em>Quale lingua considera essere la sua lingua madre?</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa significa &#8220;lingua madre&#8221;?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;espressione &#8216;lingua madre&#8217; ha<strong> diversi sinonimi</strong>, o quasi-sinonimi. Ciascuno pone l&#8217;accento su una delle caratteristiche della lingua che consideriamo nostra: se parliamo di &#8216;lingua madre&#8217;, un rinvio forte è quello alla <strong>lingua parlata nell&#8217;infanzia</strong>, in particolare dalla <strong>mamma</strong>; possiamo anche parlare di &#8216;lingua nativa&#8217;, espressione che si riferisce alla lingua cui siamo esposti (o maggiormente esposti) dalla nascita; infine si usa anche parlare di &#8216;prima lingua&#8217; (o L1), facendo riferimento a una<strong> lingua dominante</strong> rispetto a un&#8217;eventuale L2, o L3 del parlante. Qualsiasi nome si usi, il riconoscimento non sempre è facile, soprattutto nei contesti dove il <strong>multilinguismo</strong> è di casa e le lingue alle quali i parlanti sono esposti e che usano nelle <strong>diverse situazioni comunicative</strong> sono due o tre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lingua madre dichiarata</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante le possibili incertezze, le risposte ottenute rispetto alla domanda sopra riportata del questionario ci danno delle <strong>chiare indicazioni </strong>sulle lingue che i 3616 informatori delle aree dove si parla una<strong> lingua di minoranza </strong>sentono più fortemente come proprie.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Ben 2094 persone </strong>dichiarano di avere come<strong> lingua madre il<a href="https://cimbro-ladino-mocheno-2021.lett.unitn.it/risultati-ladino"> ladino</a></strong> o una sua varietà (i nomi usati per indicare la lingua madre sono diversi e vanno da quelli più generali, come appunto <em>ladino</em>, a quelli più specifici, come <em>moenat</em>); </li>



<li>160 persone dichiarano di avere come lingua madre il <strong><a href="https://cimbro-ladino-mocheno-2021.lett.unitn.it/risultati-mocheno" data-type="URL" data-id="https://cimbro-ladino-mocheno-2021.lett.unitn.it/risultati-mocheno">mòcheno </a></strong>(anche qui compaiono nomi di varietà specifiche); </li>



<li>65 persone dichiarano di avere come lingua madre il <strong><a href="https://cimbro-ladino-mocheno-2021.lett.unitn.it/risultati-cimbro">cimbro </a></strong>o la specifica varietà di Luserna;</li>



<li>1315 riconoscono come lingua madre <strong>l&#8217;italiano</strong>; </li>



<li>194 il <strong>tedesco</strong>;</li>



<li>53 un <strong>dialetto trentino</strong>. </li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Sommando questi numeri otteniamo un<strong> totale di 3881 risposte su 3616</strong> questionari compilati: possiamo perciò calcolare che ci siano<strong> 265 persone </strong>che dichiarano di riconoscere come lingua madre non una, ma<strong> due lingue</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lingua usata per il questionario</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È interessante confrontare le risposte date alla domanda sulla lingua madre con le lingue scelte per la compilazione del questionario, che è stato proposto a tutti gli informatori in lingue e varietà diverse, tra le quali ciascuno poteva liberamente scegliere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I questionari compilati nelle <strong>varietà ladine </strong>sono 2014, quindi in <strong>numero di poco inferiore</strong> a quello di chi si dichiara parlante madrelingua ladino; i questionari compilati <strong>in italiano sono 1318</strong>, un numero molto vicino a quello dei parlanti madrelingua italiani dichiarati; in <strong>tedesco </strong>sono stati compilati <strong>96 questionari</strong>, meno della metà del numero di chi si è dichiarato madrelingua;<strong> in mòcheno sono compilati 74 questionari</strong>, numero inferiore alla metà di chi ha dichiarato di avere questa lingua come lingua madre; infine,<strong> in cimbro troviamo compilati 46 questionari</strong>, circa due terzi del numero di chi ha dichiarato il cimbro come sua lingua madre.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un primo importante dato</strong> che i risultati evidenziano, riguarda lo scostamento -manifesto soprattutto per gli informatori mòcheni e cimbri- tra <strong>percezione/dichiarazione della lingua </strong>che si sente come propria e uso di questa stessa lingua <strong>in tutte le sue forme</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Patrizia Cordin</em></p>
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		<item>
		<title>Tre giorni di raccolta dati a Luserna</title>
		<link>https://clam2021.unitn.it/2025/08/21/raccolta-dati-luserna/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2025 07:00:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dal<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://clam2021.unitn.it/2025/08/21/raccolta-dati-luserna/">Tre giorni di raccolta dati a Luserna</a> proviene da <a href="https://clam2021.unitn.it">CLaM 2021</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dal 24 al 27 luglio 2023, per conto dell’unità trentina del <strong>progetto PRIN <a href="https://alpilink.it/progetto/">AlpiLink</a></strong>, acronimo di <em>Lingue alpine in contatto</em>, mi sono recato a Luserna per supportare la compilazione del questionario previsto all’interno del nuovo progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Benché <strong><a href="https://alpilink.it/">AlpiLink</a> sia una piattaforma digitale</strong> <strong>basata sul <em>crowdsourcing</em></strong> ovvero sulla partecipazione volontaria degli informanti che, in autonomia, collaborano alla raccolta dati, la presenza del linguista nell’area di indagine è, almeno nelle prime fasi della ricerca, un elemento importante. In questo modo i parlanti, oltre a essere maggiormente stimolati a offrire il proprio contributo, possono contare sull’assistenza di un esperto sia per sciogliere eventuali dubbi sulle domande / risposte da fornire sia per muoversi correttamente nell’infrastruttura del sito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima giornata di indagine ha avuto carattere “ricognitivo”: ho conosciuto i membri del <strong><a href="https://www.istitutocimbro.it/"><em>Kulturinstitut Lusérn</em></a></strong>, i quali, dopo aver ricevuto alcune delucidazioni sulle caratteristiche e sulle finalità della raccolta, si sono immediatamente attivati per il reperimento degli informanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 25 al 27 luglio ha invece avuto luogo, <strong>presso la sede del <a href="https://www.istitutocimbro.it/"><em>Kulturinstitut Lusérn</em></a>, l’inchiesta linguistica</strong> vera e propria. A essa hanno partecipato 12 parlanti, nello specifico 6 maschi (M) e 6 femmine (F) con un range d’età compreso tra i 75 e i 17 anni. In base a un calcolo aritmetico, si è individuata per il gruppo M un’età media di 43,83 anni e per il gruppo F una di 47,33 anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’equa distribuzione degli informanti per sesso e classe generazionale</strong> potrà permettere, al momento dell’analisi linguistica, <strong>un’attenta valutazione di eventuali fenomeni di variazione diagenerica e diagenerazionale</strong>. In questa sede, tuttavia, ci limiteremo a fornire alcune considerazioni “impressionistiche” su una serie di risposte fornite dai partecipanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anzitutto, vale la pena sottolineare che tra i parlanti non si sono registrate grosse differenze nelle percentuali di risposta ai diversi task. In generale, i locutori hanno portato a termine il questionario fornendo campioni di parlato per ciascuno stimolo. A questa tendenza si sono sottratti alcuni degli intervistati più giovani, che però hanno lasciato inevasi soltanto pochi compiti di traduzione, specie quando le <strong>frasi da tradurre contenevano voci per le quali era difficile trovare un corrispettivo in cimbro</strong> (si pensi ad “aiuola” presente nello stimolo S02 “Zappa quest’aiuola, l’altra falla dopo”) . Dal momento che per questi esempi ho registrato incertezze anche tra i parlanti più anziani, si potrebbe inferire che la trasmissione intergenerazionale della lingua si mantenga su standard piuttosto elevati e che la competenza grammaticale dei soggetti &lt;30 anni differisca poco da quella degli informanti anziani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto agli ambiti d’uso della lingua di minoranza, <strong>è significativo che 7 parlanti abbiano dichiarato di usare il cimbro in forma scritta</strong>, specie attraverso app di messaggistica quali WhatsApp e Messenger, nelle comunicazioni informali con parenti e/o amici. Va però considerato che solo 3 parlanti (per di più > 50 anni) hanno affermato di scrivere in cimbro in contesti formali e informali; al contrario, dei 2 soggetti più giovani uno ha asserito di scrivere in cimbro raramente, l’altro di non impiegarlo mai come lingua scritta. <strong>Tale quadro è in linea con quanto le indagini di <a href="https://alpilink.it/">AlpiLink</a> hanno documentato per altre lingue di minoranza (ladino, occitano, tirolese)</strong> e non contraddice necessariamente i risultati dell’inchiesta CLaM 2021 relativi alle pratiche d’uso scritto del cimbro. Il fatto che nel questionario CLaM solo il 32% degli intervistati abbia dichiarato di saper scrivere il cimbro non significa, infatti, che il resto dei membri della comunità non utilizzi mai la propria lingua in forma scritta. Più verosimilmente, la maggior parte dei parlanti, pur non conoscendo le norme ortografiche del cimbro, è comunque in grado di renderlo graficamente, per quanto in modo impreciso e in poche occasioni informali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, per quel che concerne le altre lingue presenti nel proprio repertorio individuale, 7 parlanti su 12 hanno dichiarato di conoscere il “dialetto trentino”. Con questa etichetta i cimbri si riferiscono al cosiddetto trentino centrale, in particolare alle varietà di Lavarone, Levico e Caldonazzo, a stretto contatto storico-geografico col cimbro. Tali varietà sono poco usate nelle comunicazioni con altri cimbrofoni. Considerato che l’intera comunità ha una competenza attiva e passiva dell’italiano, sembra dunque profilarsi <strong>una situazione di trilinguismo</strong>, con l’italiano a rivestire il ruolo di acroletto e cimbro / dialetti romanzi situati al polo inferiore del repertorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Michele Cosentino</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://clam2021.unitn.it/2025/08/21/raccolta-dati-luserna/">Tre giorni di raccolta dati a Luserna</a> proviene da <a href="https://clam2021.unitn.it">CLaM 2021</a>.</p>
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